Light Nostalgia

1999

«Le cose essenziali sono invisibili agli occhi», diceva Saint-Exupery. La vista, sebbene sia considerata il più importante dei nostri cinque sensi, non basta a descrivere i più profondi meandri della realtà che ci circonda.

 

A cosa assomiglia lo sguardo di una persona non vedente? Può un non vedente mostrare gioia, felicità, delusione, pena, sofferenza, pietà, rimpianto, con il solo uso dei propri occhi? Noi usiamo il termine cieco per indicare una persona allo stesso modo in cui la potremmo definire bionda o mora, grassa o magra, povera o ricca. Forse, in alcuni casi è la verità. Il fatto è che ‘loro’ non possono vedere la luce, i colori, gli eventi giornalieri siano essi spaventosi o meravigliosi.

 

Il non vedente spesso suscita imbarazzo, disagio, curiosità a volte pietà, ma allo stesso tempo anche rispetto, simpatia, talvolta ammirazione. I pochi ciechi che si muovono usando il long cane il classico bastone bianco lungo, vengono per lo più evitati dalla gente. Alcuni passanti nell’incrociare un cieco si spostano, addirittura cambiando direzione, per poi lasciarsi qualche passo più in là vincere dalla curiosità di soffermarsi a osservarlo senza proferire parola, per vedere come se la cava o al contrario per lasciarsi andare nei classici commenti, «che disgrazia, poverino non ci vede!» oppure «sono proprio fenomenali, chissà come fanno!».

 

Le offerte di aiuto sono rare, spesso inadeguate, ma c’è anche chi sa avvicinarsi con cortesia. A volte capita accompagnando un non vedente che ci si senta chiedere: «cosa è successo? Perché?». La domanda è spesso rivolta all’accompagnatore, ovviamente per timore che un gesto diretto possa offendere il cieco. Tutto ciò denota una chiara difficoltà di comunicazione dovuta probabilmente a una mancanza d’informazione sul comportamento da adottare, al timore di reazioni negative, ad ansie personali, alla mancanza di rapporti con persone non vedenti a fantasie e forse pregiudizi connessi alla cecità.

 

Nell’opinione comune i non vedenti sono considerati Abnormal, Helpless and Dependent e i vedenti si sentono a disagio e in ansia alla presenza di persone cieche con conseguenti reazioni di evitamento, di iper sollecitudine o altri comportamenti che denotano incertezza. Nessuno degli atteggiamenti appena citati è di una qualche utilità poiché contrasta con l’auto percezione dei ciechi che, per parte loro, si considerano individui capaci e dotati di fiducia in se stessi.

 

I ciechi sono un contrasto. In definitiva è più facile ignorarli, il loro handicap è nascosto, ma c’è. Non è necessario voltarsi da un’altra parte, loro non se ne accorgerebbero. Sembrano ‘normali’ ma in realtà sono solo diversi. Anche se private della capacità di osservare le persone non vedenti sviluppano altri canali di relazione con il mondo esterno. Hanno un loro mondo, lo stesso e un altro rispetto al nostro, fatto di differenti sentimenti, differenti immagini, differenti colori. E di buio.

 

In Brasile, a Rio de Janeiro, istituti come il Benjamin Constant, uno speciale centro fondato nel 1854, contribuiscono all’integrazione delle persone non vedenti.