Antropia

L’Antropia è l’insieme degli interventi di trasformazione e alterazione che l’uomo compie sul territorio allo scopo di adattare l’ambiente alle proprie esigenze e ai propri interessi.

Sebbene tali interventi siano attuati allo scopo di migliorare la qualità della vita, non è detto che abbiano un impatto positivo sull’ambiente stesso; al contrario, spesso hanno un impatto negativo, danneggiando in maniera irreversibile il naturale equilibrio degli ecosistemi.

L’Erosione costiera anno dopo anno a causa del livello del mare che si innalza mangia chilometri di costa causando il ritiro delle spiagge. In Italia sono a rischio erosione oltre 1500 chilometri di costa. Importanti ricerche realizzate da diversi istituti oceanografici hanno evidenziato che a causa dei cambiamenti climatici i mari d’Europa sono soggetti a modifiche di una rapidità senza precedenti. Le cause sono: fusione del ghiaccio artico, aumento della temperatura e migrazione della vita marina. «Il cambiamento è chiaramente visibile ed è molto più veloce di quanto pensassimo».

Durante gli ultimi 25 anni la temperatura del mare è costantemente aumentata così come lo scioglimento del ghiaccio artico. La combinazione dell’aumento del livello del mare e dei venti via via più potenti hanno contribuito all’erosione del 15% delle coste europee. In questo periodo, le acque si sono surriscaldate circa dieci volte più velocemente rispetto alla media osservata durante tutto il ventesimo secolo. Si ipotizza un aumento del livello del mare da 60 cm a 1,9 metri per alcune coste inglesi entro il 2100.

Gli effetti sono evidenti anche in Italia: un quarto delle nostre coste basse è soggetto ad erosione con un bilancio negativo impressionante di 5 milioni di metri quadrati di spiagge già perse. Una catastrofe dal punto di vista ambientale con evidenti effetti negativi sul turismo balneare. Decenni di cementificazione delle coste, deviazioni dei fiumi non più in grado di portare sabbia e ghiaia che compensano l’erosione l’inefficacia e l’inesistenza di vincoli nel periodo che va dagli anni ’50 sino agli ’80, ha causato la perdita di gran parte del sistema di dune che venivano demolite per ricavarne materiale da costruzione o per sostituirle con lungomari, campeggi, villette, condomini, stabilimenti balneari, strutture alberghiere e ferrovie.

Già nel corso di questo trentennio le spiagge sono state private di una difesa “naturale” e di una fondamentale riserva di materiale sedimentario, con la conseguenza di rendere tutto il sistema costiero più esposto all’aggressione da parte delle acque. Di fronte alle piccole variazioni stagionali o a singoli eventi meteo marini, i litorali sono costantemente sotto minaccia dell’erosione anche in zone normalmente al riparo. Un problema, quello dell’erosione costiera, che non è percepito in maniera omogenea nel Paese.

Il litorale emiliano-romagnolo è formato da oltre cento chilometri di spiaggia bassa e sabbiosa, che si sviluppa da Cattolica (RN) alla foce del Po di Volano (FE) e dal sistema barriera-laguna della Sacca di Goro (FE), nella zona più a nord.

Lungo la costa emiliano-romagnola l’attività antropica ha accelerato e inasprito i processi erosivi, che da sempre operano in modo naturale sui litorali, interagendo con essi in maniera diretta e indiretta. Con la deviazione di alcuni bacini fluviali e l’escavazione in alveo è venuta a mancare l’alimentazione sedimentaria delle spiagge. L’estrazione di fluidi come acqua e idrocarburi dal sottosuolo, in prossimità della costa, ha portato all’aumento del tasso di subsidenza, producendo quella che in geologia viene definito “alloggiamento”, lo spazio disponibile per l’accumulo del sedimento e che in termini di erosione costiera si traduce in perdita di volume a carico della spiaggia. La costruzione di strutture rigide per proteggere la costa, la realizzazione di opere portuali e l’urbanizzazione a ridosso delle spiagge hanno prodotto un irrigidimento della costa e la riduzione degli spazi di azione dei processi costieri.

L’erosione costiera è contrastata con: difese rigide, prevalentemente scogliere in massi di vario tipo e pennelli (opere rigide perpendicolari alla costa); difese morbide, costituite da ripascimenti artificiali.

Oltre la metà delle spiagge regionali sono protette da opere rigide di vario tipo. Le più diffuse sono scogliere parallele emerse a difesa della costa. Un’altra parte di spiagge vengono protette da scogliere radenti, opere parallele aderenti alla riva, scogliere a cresta bassa, barriere sommerse in sacchi e pennelli.

A queste strutture si aggiungono le opere portuali e le darsene che occupano alcuni chilometri di fronte mare.