Questo Posto

La memoria umana è un meccanismo imperfetto, o almeno sono certo che la mia lo sia: continuo a domandarmi se le cose che vedo sono impresse nella mia mente o solo nei miei occhi.

Forse anche la memoria fotografica è un meccanismo imperfetto: forse l’originale di ogni immagine rimane solo nella mente, e già quando si comincia a pensare anche di scattare una fotografia, si posiziona il cavalletto, si guarda attraverso la fotocamera, non stiamo più parlando di realtà.

‘Questo Posto’ è un percorso visivo di ricerca su un territorio, realizzato con la curiosità di chi, con lo sguardo, lo attraversa per la prima volta come fosse un viaggiatore.

‘Questo Posto’ è da considerare come un luogo dove esercito la mia memoria cercando di dare forma all’immaginazione, un taccuino di appunti visivi per stimolare i ricordi spesso fugaci e volubili che cerchiamo di ricucire mettendone insieme i pezzi per poter ripercorrere poi il nostro passato.

A volte mi sono domandato se le radici sono dove si nasce o dove ci si sente a casa. Non sono mai riuscito a dare una risposta a questa domanda, forse perché non ho mai sentito quel senso di appartenenza a un luogo; una serie di circostanze legate a vicende di famiglia mi hanno portato a vivere per periodi più o meno lunghi in regioni diverse della penisola, conseguenza: non conosco quella sensazione di attaccamento alla terra, quel sentimento forte che percepisco talvolta in alcune persone che incontro o che frequento e con cui parlo, la ragione che li lega profondamente al proprio territorio, al posto in cui sono nate e cresciute. Da anni per le circostanze di cui accennavo vivo ‘Questo Posto’. Qui ho fatto molti incontri, incrociato altre vite, instaurato rapporti più o meno duraturi, qui è nata mia figlia.

In tutto questo tempo trascorso posso dire però di non aver mai provato particolare interesse per questa pianura, sono certo di poter anche dire che non mi è mai particolarmente piaciuta. Ho vissuto a lungo e credo di vivere ancora in parte un disagio interiore, consapevole di aver sempre provato scarso interesse per questi spazi piatti dove non mi sono mai sentito a casa, ma forse a pensarci bene non mi sono mai sentito a casa nemmeno altrove. E da questo punto, che sembra di fine, ho invece iniziato a fotografare, proprio qui, intorno a casa.

Protagonisti delle fotografie i paesaggi, che credo siano ciò che si imprime nella memoria delle persone più di qualsiasi altra immagine. Paesaggi declamati dall’uomo, ma proprio da quest’ultimo spesso anche alterati. Le campagne: grandi spazi sospesi che mantengono la mentalità delle zone rurali, ma che in alcuni casi rivestono un atteggiamento che aspira a quello delle città e che, come queste ultime, rendono protagonisti i propri abitanti, alle prese con la sfida di resistere al progresso che immemore avanza. Credo che sia proprio perché in questi luoghi piatti in cui non succede mai nulla, che la gente qui sogna di più e, in mancanza di altro, finisce per costruire ciò che ha sognato. Sembra di trovarsi su un set cinematografico: immagini che raccontano stranezze immerse in quello che a volte è il nulla.

Oscillare tra malinconia e ironia con fotografie spesso stranianti, realizzate nel corso del tempo da uno che, come me, con l’area padana non ha nulla a che fare; un’attività di ricerca, una sorta di personale indagine per voler dare significati nuovi a luoghi e cose ordinarie.

Un pensiero di Luigi Ghirri da Niente di antico sotto il sole che non mi abbandona è: «ogni volta che visitiamo a lungo o in maniera sfuggevole dei luoghi, portiamo sempre con noi un carico di già vissuto e già visto, lo sforzo continuo è quello di ritrovare uno sguardo che cancelli e dimentichi l’abitudine, per poter rivedere sempre con occhi diversi e per orientarsi nuovamente nello spazio e nel tempo».